Oggi vi racconto una favola d'amore...
C’erano una volta un uomo ed una donna che insieme dovevano progettare un futuro insieme. Si sedettero intorno ad un tavolo ed ognuno stirò il suo foglio bianco impugnando una penna; avevano bisogno di scrivere tutte le cose che tra loro non andavano ed anche quelle che invece li facevano felici.
Lei scrisse che di lui amava lo sguardo ed il modo in cui la baciava, i sogni e l’amore che le dava; lui invece non riusciva a scrivere nulla, non perchè non trovasse una ragione per amarla, ma perchè nel suo cuore ogni cosa di lei gli procurava gioia, ed era proprio questo sentimento quasi morboso che lei annotò fra le cose colpevoli di turbare il loro rapporto: quel tipo di amore che opprime e fa sentire in gabbia senza possibilità di fuga. Quando lei ebbe terminato di scrivere i “pro” e i “contro” della loro vita insieme, lui stava ancora cercando un aggettivo che potesse descrivere ciò che provava, innervosito scrisse la prima cosa che gli balenò in testa: AMORE. Le bastò però vedere ciò che aveva scritto lei per turbarsi profondamente, dacchè tutto si può chiedere eccetto che cambiare il proprio modo d’amare. Così, tra le cose che non andavano di lei, segnò: preferisce essere amata di meno.
Scambiandosi i fogli uno dei due proclamò : non riusciremo a cambiare niente.
Ma l’altro rispose: ciò che faremo o non faremo non conta, conta solo pensarlo sempre in due.
E così si baciarono andando incontro al rischio più grande: amarsi e basta, scampando però a quella insoddisfazione che spesso attanaglia il cuore di chi, non accettando quel rischio, piange la propria solitudine per anni, fino a quando non torna ad amare sè stesso. L’amore è una possibilità, sta a noi saperla cogliere o fuggirla, ed in ogni caso è bene saper accettare quanto possa cambiare profondamente il nostro modo di vivere lasciando semplicemente che accada….
Acqua E Sapone
sabato 24 agosto 2013
Differenza smartphone e iphone?
Vi chiedete spesso qual è la differenza fra iphone e smartphone?
Non vi è una vera differenza tra i due termini in quanto l’iPhone è a tutti gli effetti uno smartphone. Tuttavia differenziandoli in questo modo si tende a considerare l’iPhone come prodotto a se stante, come punto di riferimento e di confronto per tutti gli altri smartphone.
Non vi è una vera differenza tra i due termini in quanto l’iPhone è a tutti gli effetti uno smartphone. Tuttavia differenziandoli in questo modo si tende a considerare l’iPhone come prodotto a se stante, come punto di riferimento e di confronto per tutti gli altri smartphone.
Lo smartphone è un telefono evoluto che integra molte funzioni avanzate tra le quali:
- la connessione al web
- le funzionalità multimediali (scattare foto, girare video, ascoltare musica)
- le funzionalità organizzative (mail, calendario, documenti)
- le funzioni di utilità (calcolatrice, bussola,navigatore satellitare)
- le funzioni ludiche
- le funzioni sociali (accedere ai social network, condividere contenuti e informazioni)
Gli smartphone hanno cominciato a diffondersi con i primi Nokia dalle funzionalità avanzate, i primi che integravano, ad esempio, un browser per navigare, una sincronizzazione con il computer e la possibilità di scattare foto. In seguito, visto l’interesse e il successo di questi dispositivi, si sono aggiunti col passare del tempo molti concorrenti.
Oggi l’evoluzione degli smartphone ha portato alla creazione di sistemi operativi dedicati capaci di potenziare le proprie funzionalità scaricando applicazioni.
Nel mercato attuale il punto di riferimento è diventato l’iPhone della Apple inseguito da una serie di dispositivi di varie marche tra le quali HTC, Motorola, Samsung con Android eBlackBerry con RIM .
Oggi l’evoluzione degli smartphone ha portato alla creazione di sistemi operativi dedicati capaci di potenziare le proprie funzionalità scaricando applicazioni.
Nel mercato attuale il punto di riferimento è diventato l’iPhone della Apple inseguito da una serie di dispositivi di varie marche tra le quali HTC, Motorola, Samsung con Android eBlackBerry con RIM .
social network...
Ciao amici, ora vi parlo dei social network perché spesso sentiamo questa parola ma molti di noi non sanno cosa sono...
Cosa è un social network? Il social network è un sito web in cui ogni persona può aprire una pagina, pubblicare foto della propria vita o gridare al mondo il proprio pensiero, non importa quanto inutile sia, e tutto va online. E' molto facile da utilizzare e spesso è collegato anche ad applicazioni con il cellulare, quindi ha un bacino di utenti pari a quello della telefonia mobile persino superiore agli utenti internet. Ogni persona può stringere dei rapporti di amicizia con altre persone ma, a differenza delle vecchie community online, si tratta di amici, colleghi e parenti del mondo reale. Per questa ragione sui social network le persone tendono a presentarsi con il vero nome e cognome, per essere trovati e riconosciuti da chi si conosce già.
In un social network c'è di tutto ma soprattutto la voglia di comunicare. C'è chi comunica in modo emotivo, pubblicando ogni pensiero, e chi comunica in modo professionale, cercando di creare una relazione tra un prodotto e la clientela. Si può guardare che fine ha fatto un ex fidanzata o fidanzato, un vecchio amico o collega. I social network sono un posto che può essere frequentato da tutti, nel bene e nel male, come una qualsiasi piazza di paese ma su scala globale. Può quindi essere un posto piacevole dove passare un po' di tempo, a volte in modo utile ed altre volte inutile, a volte interessante ed altre noioso. E' sicuramente un luogo virtuale per mantenere vivi i contatti con qualche amico, parente o conoscente lontano o del passato.
Ovviamente nei social network c'è anche aggregazione sociale intorno a temi importanti e qualche volta spunta fuori anche qualche talento. Un luogo in cui fare comunicazione dal basso, Basti pensare al ruolo dei social network nelle rivoluzioni in Nord Africa del 2011. E' un posto libero, come del resto lo è anche internet in generale, dove ogni tanto può nascere anche qualcosa di buono. Tirando le somme tra i pro e i contro è comunque sempre un bene che ci siano i social network.
Cosa è un social network? Il social network è un sito web in cui ogni persona può aprire una pagina, pubblicare foto della propria vita o gridare al mondo il proprio pensiero, non importa quanto inutile sia, e tutto va online. E' molto facile da utilizzare e spesso è collegato anche ad applicazioni con il cellulare, quindi ha un bacino di utenti pari a quello della telefonia mobile persino superiore agli utenti internet. Ogni persona può stringere dei rapporti di amicizia con altre persone ma, a differenza delle vecchie community online, si tratta di amici, colleghi e parenti del mondo reale. Per questa ragione sui social network le persone tendono a presentarsi con il vero nome e cognome, per essere trovati e riconosciuti da chi si conosce già.
In un social network c'è di tutto ma soprattutto la voglia di comunicare. C'è chi comunica in modo emotivo, pubblicando ogni pensiero, e chi comunica in modo professionale, cercando di creare una relazione tra un prodotto e la clientela. Si può guardare che fine ha fatto un ex fidanzata o fidanzato, un vecchio amico o collega. I social network sono un posto che può essere frequentato da tutti, nel bene e nel male, come una qualsiasi piazza di paese ma su scala globale. Può quindi essere un posto piacevole dove passare un po' di tempo, a volte in modo utile ed altre volte inutile, a volte interessante ed altre noioso. E' sicuramente un luogo virtuale per mantenere vivi i contatti con qualche amico, parente o conoscente lontano o del passato.
Ovviamente nei social network c'è anche aggregazione sociale intorno a temi importanti e qualche volta spunta fuori anche qualche talento. Un luogo in cui fare comunicazione dal basso, Basti pensare al ruolo dei social network nelle rivoluzioni in Nord Africa del 2011. E' un posto libero, come del resto lo è anche internet in generale, dove ogni tanto può nascere anche qualcosa di buono. Tirando le somme tra i pro e i contro è comunque sempre un bene che ci siano i social network.
La cioccolata...
Ciao amici, oggi vi parlo di un alimento che praticamente consumiamo tutti chi più chi meno... :) La Cioccolata ahah :)
Per vendetta venne uccisa e, dal sangue versato dalla fedele sposa, nacque la pianta del cacao, il cui frutto nasconde un tesoro di semi, “…amari come le sofferenze dell'amore, forti come la virtù, lievemente arrossati come il sangue”.
Con questi frutti, il marito Topiltzin Quetzalcoàtl (“Serpente Piumato”) volle riconoscere ed esaltare la fedeltà pagata con la morte, dell’amatissima moglie. La stessa fedeltà che, nell'immenso impero azteco, legava i sudditi all'imperatore.
Il vedovo Quetzalcoatl, ammalato e sofferente per la terribile perdita,un giorno bevve una pozione magica offertagli da uno stregone che invece di guarirlo LO portò a smarrire completamente il senno.
Si narra che il povero re fuggì verso il mare, dove trovò una zattera di serpenti aggrovigliati e si allontanò scomparendo misteriosamente.
Ma prima di abbandonare quel mondo, Quetzalcoàtl promise che avrebbe fatto ritorno per riprendersi il suo regno, nell’anno posto sotto il segno del Ce-acatl.
Il seme dell’albero di cacao fu chiamato, in suo onore, dapprima cacahualt e poi chocolatl, anticipatore della parola con cui oggi e conosciuto e apprezzato in più di trecento lingue del mondo.
Questo cioccolato contiene solo pasta di cacao, burro di cacao, zucchero, vaniglia e, a volte, lecitina (un emulsionante) in quantitativi variabili. La percentuale di cacao deve essere almeno del 45% e il burro di cacao il 28%. I migliori risultati in cucina si ottengono quando si impiega del cioccolato con un contenuto di cacao del 50%. Oltre che per essere gustato in tavolette, è adatto per torte e dessert.
La storia del cioccolato ha inizio, 4000 anni prima di Cristo, in America centro-meridionale, dove l’albero del cacao cresceva spontaneamente lungo i bacini dell’Orinoco e del Rio delle Amazzoni. I primi ad intuire le virtù nutrizionali di tale pianta furono i Maya, che intorno al ‘600 d.C.,la introdussero nella penisola dello Yucatan. Grandi coltivatori ne furono anche gli Olmechi e i Tolteci, che prima dell’invasione degli Aztechi, estesero ulteriormente la produzione del cacao, spingendosi fino alle zone interne dell’odierno Messico.
Oltre ad essere un alimento, il cacao era per i Maya anche una moneta e con gli Aztechi, il cui sistema monetario era proprio basato sulle fave di questa pianta, entrò definitivamente nella storia. L'unità standard di misura del cacao risalente ai Maya era la carga, che equivaleva a 24.000 mandorle e al carico che si poteva portare alle spalle; la carga si componeva di tre xiquipil da 8.000 fave, ognuno dei quali equivaleva a 21 zontles da 400 fave. Xoconochco, paese da dove proveniva uno dei migliori cacao del mondo, pagava una tassa annuale di 200 carghe, mentre Tabasco pagava 2.000 xiquipils. Molti indigeni erano spensierati e preferivano bere il cacao piuttosto che arricchirsi. Hernandez (1572) riporta che gli indigeni avevano una vita allegra, non si preoccupavano dell'avvenire e godevano dei beni temporali della natura utilizzando i semi del cacao al posto della moneta. Un esploratore del centro America ricordò, al ritorno da un suo viaggio, che con 4 semi di cacao si poteva comprare una zucca, con 10 un coniglio, con 12 una notte con una concubina e con 100 uno schiavo.
Quest’antica popolazione comunque, attribuiva ai semi soprattutto un valore mistico e religioso. Dopo essere stato tostato, macinato, mescolato con un liquido e sbattuto fino a diventare spumoso, il cacao veniva servito come xocolatl. Questa bevanda dall’aspetto schiumoso, amara e scarsamente gustosa somigliava molto poco al cacao dolce e gradevole che apprezziamo tutti, tuttavia gli Aztechi consumavano il xocolatl per eliminare la fatica, stimolare le forze fisiche e mentali, e consentire, così, la trascendenza.
Oltre ad essere un alimento, il cacao era per i Maya anche una moneta e con gli Aztechi, il cui sistema monetario era proprio basato sulle fave di questa pianta, entrò definitivamente nella storia. L'unità standard di misura del cacao risalente ai Maya era la carga, che equivaleva a 24.000 mandorle e al carico che si poteva portare alle spalle; la carga si componeva di tre xiquipil da 8.000 fave, ognuno dei quali equivaleva a 21 zontles da 400 fave. Xoconochco, paese da dove proveniva uno dei migliori cacao del mondo, pagava una tassa annuale di 200 carghe, mentre Tabasco pagava 2.000 xiquipils. Molti indigeni erano spensierati e preferivano bere il cacao piuttosto che arricchirsi. Hernandez (1572) riporta che gli indigeni avevano una vita allegra, non si preoccupavano dell'avvenire e godevano dei beni temporali della natura utilizzando i semi del cacao al posto della moneta. Un esploratore del centro America ricordò, al ritorno da un suo viaggio, che con 4 semi di cacao si poteva comprare una zucca, con 10 un coniglio, con 12 una notte con una concubina e con 100 uno schiavo.
Quest’antica popolazione comunque, attribuiva ai semi soprattutto un valore mistico e religioso. Dopo essere stato tostato, macinato, mescolato con un liquido e sbattuto fino a diventare spumoso, il cacao veniva servito come xocolatl. Questa bevanda dall’aspetto schiumoso, amara e scarsamente gustosa somigliava molto poco al cacao dolce e gradevole che apprezziamo tutti, tuttavia gli Aztechi consumavano il xocolatl per eliminare la fatica, stimolare le forze fisiche e mentali, e consentire, così, la trascendenza.
Come per tutte le piante di elevato significato sociale e simbolico, anche il cacao vantava origine divina.
Molti secoli or sono, una principessa, lasciata a guardia delle ricchezze dello sposo, un grande guerriero partito a difendere i confini dell'impero, venne assalita dai nemici che, invano, tentarono di costringerla a rivelare l’ubicazione del tesoro.
Molti secoli or sono, una principessa, lasciata a guardia delle ricchezze dello sposo, un grande guerriero partito a difendere i confini dell'impero, venne assalita dai nemici che, invano, tentarono di costringerla a rivelare l’ubicazione del tesoro.
Per vendetta venne uccisa e, dal sangue versato dalla fedele sposa, nacque la pianta del cacao, il cui frutto nasconde un tesoro di semi, “…amari come le sofferenze dell'amore, forti come la virtù, lievemente arrossati come il sangue”.
Con questi frutti, il marito Topiltzin Quetzalcoàtl (“Serpente Piumato”) volle riconoscere ed esaltare la fedeltà pagata con la morte, dell’amatissima moglie. La stessa fedeltà che, nell'immenso impero azteco, legava i sudditi all'imperatore.
Il vedovo Quetzalcoatl, ammalato e sofferente per la terribile perdita,un giorno bevve una pozione magica offertagli da uno stregone che invece di guarirlo LO portò a smarrire completamente il senno.
Si narra che il povero re fuggì verso il mare, dove trovò una zattera di serpenti aggrovigliati e si allontanò scomparendo misteriosamente.
Ma prima di abbandonare quel mondo, Quetzalcoàtl promise che avrebbe fatto ritorno per riprendersi il suo regno, nell’anno posto sotto il segno del Ce-acatl.
Il seme dell’albero di cacao fu chiamato, in suo onore, dapprima cacahualt e poi chocolatl, anticipatore della parola con cui oggi e conosciuto e apprezzato in più di trecento lingue del mondo.
La data ufficiale della "scoperta del cacao" è il 30 luglio 1502, giorno in cui gli Aztechi, andati incontro alla Santa Maria offrirono a Cristoforo Colombo, durante un suo quarto e ultimo viaggio alla ricerca dell'oro, oltre a tessuti e cuoio lavorato, anche la loro moneta, cioè "mandorle" di cacao. Infatti quando Cristoforo Colombo sbarcò sull’isola di Guanja, al largo dell’Honduras, gli indigeni lo accolsero offrendogli una tazza di xocolatl. Il sapore intenso e amaro di questa bevanda non fu gradito dagli scopritori europei, tanto che Cristoforo Colombo non vi diede alcuna importanza. La vera conoscenza della pianta si ebbe pochi anni dopo con il rientro in Spagna di Hérnan Cortéz dal Messico.
La prima licenza italiana per aprire una bottega di cioccolateria risale al 1678, quando Giò Battista Ari ottenne l’autorizzazione e il brevetto di Casa Savoia ad esercitare l’arte del cioccolatiere. In questo secolo comparvero le prime fabbriche di cioccolato, che subentrano ai monasteri e ai conventi. E fu proprio nei laboratori degli artigiani torinesi che impararono l’arte quegli svizzeri, scesi a fare i garzoni di bottega, i cui nomi oggi sono facilmente identificabili nelle marche di alcuni noti cioccolati.
Nel 1732 in Francia, Dubuisson inventò la tavola orizzontale riscaldata con il carbone a legna, che permise all'operaio addetto alla frantumazione del cacao di lavorare in piedi in modo più efficiente.
Nel 1778 sempre in Francia, nacque la prima macchina raffinatrice idraulica della pasta di cacao.
Verso la fine del 1700 ed i primi del 1800, in Inghilterra vengono utilizzate le macchine a vapore per macinare i semi di cacao: ha così inizio la produzione in grandi quantità del cioccolato.
In Olanda, Van Houten inventa una macchina per estrarre il burro di cacao, la bevanda comincia a diventare più fluida e quindi più gradevole.
Alla fine del 1800 lo Svizzero Daniel Peter aggiunge al cioccolato del latte condensato, ottenendo un cioccolato al latte di consistenza solida. Sempre alla fine del 1800, un altro svizzero, Rudolph Lindt, sviluppa un metodo nuovo ed originale per raffinare il cioccolato, il risultato è un prodotto finito estremamente fine: è il cioccolato fondente.
Oggi questo miracoloso ingrediente è universalmente apprezzato e consumato in tutto il mondo.
Nel 1732 in Francia, Dubuisson inventò la tavola orizzontale riscaldata con il carbone a legna, che permise all'operaio addetto alla frantumazione del cacao di lavorare in piedi in modo più efficiente.
Nel 1778 sempre in Francia, nacque la prima macchina raffinatrice idraulica della pasta di cacao.
Verso la fine del 1700 ed i primi del 1800, in Inghilterra vengono utilizzate le macchine a vapore per macinare i semi di cacao: ha così inizio la produzione in grandi quantità del cioccolato.
In Olanda, Van Houten inventa una macchina per estrarre il burro di cacao, la bevanda comincia a diventare più fluida e quindi più gradevole.
Alla fine del 1800 lo Svizzero Daniel Peter aggiunge al cioccolato del latte condensato, ottenendo un cioccolato al latte di consistenza solida. Sempre alla fine del 1800, un altro svizzero, Rudolph Lindt, sviluppa un metodo nuovo ed originale per raffinare il cioccolato, il risultato è un prodotto finito estremamente fine: è il cioccolato fondente.
Oggi questo miracoloso ingrediente è universalmente apprezzato e consumato in tutto il mondo.
TIPOLOGIA DEL CIOCCOLATO
Oggi, secondo la normativa vigente, si definisce cioccolato un prodotto costituito da granelli di cacao, cacao magro e cacao in polvere, saccarosio e burro di cacao. La parte secca complessiva derivante dal cacao deve essere almeno il 35%, il cacao magro almeno il 14% e il burro di cacao almeno il 18%.
In commercio ne esiste una varietà notevole, differenti per gusto e forma, a seconda della qualità e della tostatura dei semi di cacao, del procedimento di lavorazione adottato e del gusto del paese nel quale il cioccolato viene prodotto.
I maggiori produttori mondiali di semi di cacao sono i Paesi del continente africano, con in testa la Costa d'Avorio, il Ghana, la Nigeria e il Camerun, da cui derivano le migliori qualità; seguono i Paesi asiatici, con Indonesia, Papua, Nuova Guinea e Malesia, e infine quelli dell'America latina, primi fra tutti Brasile ed Ecuador.
Quanto più elevate sono le percentuali di cacao, tanto migliore è la qualità del cioccolato.
Oltre al cioccolato classico si distinguono altri tipi di cioccolato particolari, i cui nomi hanno una precisa relazione con le percentuali degli ingredienti:
In commercio ne esiste una varietà notevole, differenti per gusto e forma, a seconda della qualità e della tostatura dei semi di cacao, del procedimento di lavorazione adottato e del gusto del paese nel quale il cioccolato viene prodotto.
I maggiori produttori mondiali di semi di cacao sono i Paesi del continente africano, con in testa la Costa d'Avorio, il Ghana, la Nigeria e il Camerun, da cui derivano le migliori qualità; seguono i Paesi asiatici, con Indonesia, Papua, Nuova Guinea e Malesia, e infine quelli dell'America latina, primi fra tutti Brasile ed Ecuador.
Quanto più elevate sono le percentuali di cacao, tanto migliore è la qualità del cioccolato.
Oltre al cioccolato classico si distinguono altri tipi di cioccolato particolari, i cui nomi hanno una precisa relazione con le percentuali degli ingredienti:
Cioccolato fondente
Cioccolato extrafondente
Si distingue dal cioccolato fondente perché contiene una percentuale di cacao che può superare addirittura il 70% del peso.Di altissima qualità questo cioccolato è particolarmente adatto per essere consumato in tavolette
Cioccolato al latte
Questo tipo di cioccolato si ottiene con l'aggiunta di latte in polvere. Più precisamente: la sostanza secca derivante dal latte deve essere almeno del 14%, il saccarosio aggiunto non più del 55%, il cacao non meno del 25% del peso. Il cioccolato a latte è caratterizzato da un sapore più dolce e cremoso rispetto al cioccolato fondente, ma non può sostituirlo nella preparazione di ricette da forno, in quanto il suo contenuto di cacao è inferiore e per questo lo si consuma soprattutto in tavolette. Quando lo si fonde occorre prestare particolare attenzione, perché è molto sensibile al calore.
Cioccolato amaro
Dopo l'estrazione della maggior parte del burro di cacao, il cacao residuo viene tostato e ridotto in polvere. Noto anche come cioccolato dei "pasticcieri", il cioccolato amaro si ottiene dalla miscela della pasta di cacao con burro di cacao. Non contiene zucchero né altri aromi, e il suo sapore è amaro e intenso. Per realizzare prodotti da forno, 30 g di questo cioccolato possono essere sostituiti con 20 g di cacao amaro e 15 g di burro, e la dose di zucchero della ricetta dovrà essere adattata di conseguenza.
Gocce di cioccolato
Le gocce di cioccolato nascono negli Stati Uniti per apportare una gustosa modifica ai tradizionali biscotti. Esse contengono un quantitativo di burro di cacao inferiore al cioccolato tradizionale e possono essere di cioccolato fondente, al latte o bianco. Si tratta di un derivato del cioccolato, la cui forma a goccia si mantiene intatta e per questo ideale per l’impasto di un dolce, ma può essere anche sciolto a bagnomaria.
Pralina di cioccolato
Prodotto della dimensione di un boccone, costituito da cioccolato ripieno o da parti di cioccolato (che può essere di vario genere:cioccolato al latte,al gianduia, bianco,ecc.) e di parti di altri ingredienti, a patto che i pezzi di cioccolato siano in parte o completamente visibili, rispettando la percentuale stabilita dalla normativa europea pari ad almeno il 25% del peso totale del prodotto o da una miscela di cioccolato (cioccolato extra, cioccolato al latte,ecc.) e di altri ingredienti, ad esclusione delle farine di amidi e fecole nonché delle sostanze grasse diverse dal burro di cacao e delle sostanze grasse provenienti dal latte, a condizione che le parti di cioccolato siano pari ad almeno il 25% del peso totale del prodotto.
Cioccolato al gianduia
La paternità di questo tipo di cioccolato è da attribuirsi ai torinesi.
Nel 1806 il cacao aveva un costo elevato ed era difficile rifornirsene a causa del blocco napoleonico, così alcuni cioccolatieri pensarono di miscelare il cacao con le nocciole piemontesi, ridotte in polvere. Si ottenne da questo connubio un cioccolato molto gustoso e più economico. Il cioccolato al gianduia contiene circa il 32% di cacao,da 20-40 g di nocciole macinate per ogni 100 g di prodotto. E’ ottimo da gustare in tavoletta nella versione cioccolato alle nocciole gianduia e cioccolato al latte e alle nocciole gianduia. Lo si usa per farcire e decorare dolci oppure lo si può semplicemente gustare in tavoletta.
Nel 1806 il cacao aveva un costo elevato ed era difficile rifornirsene a causa del blocco napoleonico, così alcuni cioccolatieri pensarono di miscelare il cacao con le nocciole piemontesi, ridotte in polvere. Si ottenne da questo connubio un cioccolato molto gustoso e più economico. Il cioccolato al gianduia contiene circa il 32% di cacao,da 20-40 g di nocciole macinate per ogni 100 g di prodotto. E’ ottimo da gustare in tavoletta nella versione cioccolato alle nocciole gianduia e cioccolato al latte e alle nocciole gianduia. Lo si usa per farcire e decorare dolci oppure lo si può semplicemente gustare in tavoletta.
La moda...
Cosa ne pensate voi della moda? La seguite oppure no?
Oggi la moda, soprattutto quella seguita dai giovani, è basata sul “casual”, sull’improvvisazione, sull’invenzione creativa.
La moda è la tendenza dell’uomo ad appartenere ad un gruppo sociale, chiamiamolo “fenomeno”, tra l’altro importante,che condiziona e permette di catalogare ogni individuo.
Tra i giovani il fatto di entrare a fare parte di un gruppo sta a significare anche l’acquisizione di caratteristiche come il modo di vestire che lo rendono simile agli altri.
Tradizionalmente il formarsi delle mode è stato interpretato dagli studiosi come un meccanismo di "imitazione/differenziazione" tra gli individui, che prevede l'esistenza nella società di una struttura a piramide: secondo questa teoria, l’abito adottato dagli esponenti della classe al vertice verrebbe progressivamente imitato dagli strati sociali inferiori, dando luogo a un processo di diffusione che toglie al capo originario la sua caratteristica di status symbol, in grado di differenziare chi lo porta. I ceti superiori sono così spinti a ricercare continuamente nuovi stili propri che a loro volta, col tempo, verranno adottati o imitati, avviando così un processo a catena.
I primi fenomeni di variazione della moda nel campo dell'abbigliamento si sono riscontrati in Italia e in Francia alla fine del Medioevo, con lo sviluppo dell'epoca moderna; nello stesso periodo iniziò anche un processo di sempre maggiore diversificazione tra l'abbigliamento maschile e quello femminile che avvenne anche nei vari ceti sociali. Una volta, come accade ancora tutt’ora, non tutte le persone avevano la possibilità di seguire ciò che dettava la moda creando una certa spaccatura. Basta pensare che gli abiti delle classi popolari si modificarono molto più lentamente fino all'Ottocento, quando la seconda rivoluzione industriale rese più semplice ed economica la produzione di tessuti e abiti. A partire dall'Ottocento si assistette a un ritorno dell’abbigliamento ricercato, soprattutto femminile, legato allo sviluppo dell'alta moda: nacquero infatti i primi atelier dei grandi sarti.
Dopo la prima guerra mondiale, le donne che avevano iniziato a ricoprire ruoli in passato ricoperti esclusivamente dagli uomini, incominciarono ad aspirare ad abiti pratici e funzionali e ad acconciature semplici: accorciarono le gonne, cominciarono a indossare i pantaloni e a portare i capelli molto corti. Si trattò probabilmente della prima vera e propria rivoluzione nella storia della moda.
Un fenomeno di portata altrettanto sconvolgente fu rappresentato dalla moda giovanile degli anni Sessanta, dalla quale derivò la progressiva affermazione dell'informalità del vestire casual della funzionalità dell'abbigliamento sportivo e, in particolare, dei blue-jeans. Emerse così di conseguenza una nuova figura di stilista, che a partire dagli anni Ottanta cominciò a dettare legge nel mondo del vestire, grazie anche al successo di alcune firme italiane, da Armani a Versace a Ferré.
Tornando alla moda di oggi, si può notare come si tenga conto di molti fattori: l’innovazione, l’accessibilità, l’interesse, la praticità. Si può omai notare, come oggi anche i bambini hanno un loro modo di seguire le mode, ad esempio chiedono ai genitori qualcosa che a loro piace come un gioco, perché è nuovo e diverso ma anche perché gli altri compagni già lo posseggono.
La moda ha maggiore influenza soprattutto tra gli adolescenti perché, essendo in fase di crescita, devono ancora consolidare certezze e l’autostima, il modo in cui ci si veste infatti serve a mio parere a nascondere paure, insicurezze, disagi, mentre per gli adulti può esprimere l’appartenenza ad una classe sociale. Ma essendo le mode sempre momentanee, decadono in fretta e vengono sostituite, rinnovando questo processo. Oggi tutto nasce dal bisogno di far denaro, di proporre e vendere e poi proporre e vendere ancora: è la logica del consumismo.
A dettar moda non sono solo gli stilisti e le persone famose, ma i talkshow, che anche se trasmettono un messaggio negativo ai giovani (da un uso di italiano scorretto o a un linguaggio volgare come nei reality show) lanciano mode e tendenze, ed essendo questi programmi molto seguiti e molto forte la pressione che essi fanno sui ragazzi.
Secondo gli ultimi dettami della moda, bisogna essere magri, palestrati, vestiti in maniera “trendy” o “fashion” per imitare l’idolo musicale, l’ attore del momento. I motivi che secondo me portano a queste scelte sono diversi. Partiamo ad esempio da una dieta equilibrata e associata a un’attività fisica, fa bene alla salute, permettendo di raggiungere gli stessi risultati della chirurgia con l’unica differenza che bisogna avere impegno e fatica. Ma anche il trucco è molto utilizzato e ormai chiunque possiede ne possiede uno nella trousse.
Sotto la spinta delle pubblicità giungono sempre nuovi prodotti: creme antirughe, mascara per ciglia sempre lunghissime, rossetti per labbra voluminose. Il risultato è che, a fianco di visi “acqua e sapone”, compaiono maschere da carnevale!!
Ma il desiderio di essere e diventare un icona tra gli amici, comporta anche a gravi disturbi che nel passato neanche esistevano: come l’anoressia e quindi la ricerca del fisico da “top model” sembra portare grande parte della ragazzine che pur di seguire questi modelli si arrecano danni. Tutto questo scompiglio, anche se è difficile da accettare è causato dalla moda, che ama più di ogni altra cosa (ad esempio la salute) ragazze sottili, alte ed affascinanti senza badare all’aspetto interiore.
In altre occasioni, il problema si presenta guardando le copertine delle sfilate o i cataloghi di case d’abbigliamento, le cui modelle hanno perennemente scoperta una pancia piatta, con l’ombelico ornato da piercing. Questo sta ad evidenziare come la moda si sia evoluta e che portare i sandali aperti e senza d’inverno o la pancia scoperta sia ormai una cosa più che logica e del tutto normale.
Concludendo, penso che un conto sia vestirsi in un certo modo, magari per delle occasioni importanti ed un altro sia quello di mettere mettersi in mostra. Ognuno poi è libero di coprirsi o scoprirsi la pancia, farsi un tatuaggio o un piercing ma tutto questo penso debba avere un limite; evitando così, di metter in gioco la nostra salute e il nostro intelletto e puntare solo sull’aspetto fisico, dimenticandoci delle cose che alla fine rendono unica la nostra vita e cioè non quello di avere lultimo paio di jeans firmati ma stare bene, la famiglia, gli amici un lavoro in pratica godersi la vita non facendosi troppo condizionare da chi utilizza la moda per arricchirsi.
Storia horror...
Vi piacciono le storie horror? Oggi ve ne racconto una, io e i miei amici spesso ce le raccontiamo la sera tardi quando non abbiamo nulla da fare :)
SONO LE 21:40 QUANDO I GENITORI DI LAURA VANNO A FESTEGGIARE CON DEGLI AMICI.
LAURA E A CASA DA SOLA CON SUO FRATELLO MINORE QUANDO AD UN TRATTO SQUILLA IL TELEFONO. LEI RISPONDE MA NIENTE. POI SQUILLA IL CELLULARE CHE PORTAVA IN TASCA, POI ANCORA IL CELLULARE DEL FRATELLO. LA RAGAZZA HA PAURA. SUO FRATELLO DORME ANCORA NEL SUO LETTO. LEI SI CHIUDE iN CAMERA SUA E SI CHIUDE A CHIAVE. SEMBRA CHE GLI APPARECCHI TELEFONICI NON SUONINO PIU. PER TRANQUILLIZZARSI ACCENDE IL TELEVISORE. DOPO CIRCA 10 MINUTI SI SPEGNE DA SOLO. LA RAGAZZA PENSA A UN PROBLEMA ELETTRICO CHE HA FATTO SALTARE LA LUCE A TUTTO IL QUARTIERE. CONTROLLA ALLA FINESTRA, MA LA LUCE MANCA SOLO A CASA SUA. SENTE DEGLI STRANI RUMORI PROVENIRE DALLA STANZA ACCANTO ALLA SUA.
SPAVENTATA E IN PREDA AL PANICO CERCA DI TELEFONARE ALLA POLIZIA, MA IL TELEFONO CELLULARE RISULTA BLOCCATO. LA RAGAZZA E IN PREDA ALLA DISPERAZIONE. SONO LE 23: 10 QUANDO AD UN TRATTO DECIDE DI USCIRE DALLA SUA STANZA.
ENTRA NELLA CAMERETTA DEL FRATELLO PER CONTROLLARE SE STAVA BENE. TUTTO APPOSTO IN QUEL MOMENTO. SI MISE A SEDERE VICINO A LUI. LE LENZUOLA ERANO BAGNATE ED EMANAVANO UN CATTIVO ODORE. SE L'ERA FATTA ADDOSSO. LE LUCI SI ACCESERO DI BOTTO. LA RAGAZZA EMISE UN URLO SPAVENTATA DALLA VISTA DEL FRATELLO SGOZZATO CON I POLSI TAGLIATI IMMERSO IN UN LAGO DI SANGUE. OH SANTO DIO, LA RAGAZZA SENTI DEI PASSI PROVENIRE DAL CORRIDOIO. LAURA SCAPPO INCIAMPO' E BATTE LA TESTA... A RITORNO I GENITORI TROVARONO IL FIGLIO MINORE SGOZZATO NEL SUO LETTO, E LAURA SDRAIATA NELLA SUA CAMERETTA CON UN COLTELLO IN MANO INSANGUINATO.
SULLO SPECCHIO DELLA SUA STANZA C'E ANCORA SCRITTO: "COSI IMPARI A NON VOLERMI AMARE!".
LAURA ALLORA 16 ENNE. VENNE RICOVERATA NELL'OSPEDALE PSICHIATRICO PER OMICIDIO COLPOSO, E LI MORI STRANAMENTE DOPO 6 MESI CIRCA. ADESSO L'OSPEDALE E ABBANDONATO, E SI DICE CHE LA RAGAZZA GIRI PER I SUOI CORRIDOI IN CERCA DI VENDETTA...
SONO LE 21:40 QUANDO I GENITORI DI LAURA VANNO A FESTEGGIARE CON DEGLI AMICI.
LAURA E A CASA DA SOLA CON SUO FRATELLO MINORE QUANDO AD UN TRATTO SQUILLA IL TELEFONO. LEI RISPONDE MA NIENTE. POI SQUILLA IL CELLULARE CHE PORTAVA IN TASCA, POI ANCORA IL CELLULARE DEL FRATELLO. LA RAGAZZA HA PAURA. SUO FRATELLO DORME ANCORA NEL SUO LETTO. LEI SI CHIUDE iN CAMERA SUA E SI CHIUDE A CHIAVE. SEMBRA CHE GLI APPARECCHI TELEFONICI NON SUONINO PIU. PER TRANQUILLIZZARSI ACCENDE IL TELEVISORE. DOPO CIRCA 10 MINUTI SI SPEGNE DA SOLO. LA RAGAZZA PENSA A UN PROBLEMA ELETTRICO CHE HA FATTO SALTARE LA LUCE A TUTTO IL QUARTIERE. CONTROLLA ALLA FINESTRA, MA LA LUCE MANCA SOLO A CASA SUA. SENTE DEGLI STRANI RUMORI PROVENIRE DALLA STANZA ACCANTO ALLA SUA.
SPAVENTATA E IN PREDA AL PANICO CERCA DI TELEFONARE ALLA POLIZIA, MA IL TELEFONO CELLULARE RISULTA BLOCCATO. LA RAGAZZA E IN PREDA ALLA DISPERAZIONE. SONO LE 23: 10 QUANDO AD UN TRATTO DECIDE DI USCIRE DALLA SUA STANZA.
ENTRA NELLA CAMERETTA DEL FRATELLO PER CONTROLLARE SE STAVA BENE. TUTTO APPOSTO IN QUEL MOMENTO. SI MISE A SEDERE VICINO A LUI. LE LENZUOLA ERANO BAGNATE ED EMANAVANO UN CATTIVO ODORE. SE L'ERA FATTA ADDOSSO. LE LUCI SI ACCESERO DI BOTTO. LA RAGAZZA EMISE UN URLO SPAVENTATA DALLA VISTA DEL FRATELLO SGOZZATO CON I POLSI TAGLIATI IMMERSO IN UN LAGO DI SANGUE. OH SANTO DIO, LA RAGAZZA SENTI DEI PASSI PROVENIRE DAL CORRIDOIO. LAURA SCAPPO INCIAMPO' E BATTE LA TESTA... A RITORNO I GENITORI TROVARONO IL FIGLIO MINORE SGOZZATO NEL SUO LETTO, E LAURA SDRAIATA NELLA SUA CAMERETTA CON UN COLTELLO IN MANO INSANGUINATO.
SULLO SPECCHIO DELLA SUA STANZA C'E ANCORA SCRITTO: "COSI IMPARI A NON VOLERMI AMARE!".
LAURA ALLORA 16 ENNE. VENNE RICOVERATA NELL'OSPEDALE PSICHIATRICO PER OMICIDIO COLPOSO, E LI MORI STRANAMENTE DOPO 6 MESI CIRCA. ADESSO L'OSPEDALE E ABBANDONATO, E SI DICE CHE LA RAGAZZA GIRI PER I SUOI CORRIDOI IN CERCA DI VENDETTA...
Barzelletta lunga lunga
Ciao amici :) vi piacciono le barzellette ma finiscono sempre troppo in fretta? Leggete questa lunga allora :) spero che vi piaccia e che vi faccia sorridere...
Un importante politico (scegliete voi chi!),maldestramente scivola e muore.
Arriva alle porte del Paradiso, dove l'attende paziente San Pietro:
"Benvenuto in paradiso, eminenza. Prima di farla accomodare, devo purtroppo anticiparle che abbiamo un piccolo problema da risolvere.
Vede, e' molto raro che un politico d'alto rango arrivi qui, e la verita' e' che non sappiamo cosa fare con lei. Cosi' abbiamo deciso di farle trascorrere un giorno all'inferno e uno in paradiso, cosicché lei possa scegliere liberamente dove trascorrere la sua eternità"
San Pietro accompagna il nuovo arrivato all'ascensore e questi scende, scende fino all'inferno. Si apre la porta e il politico si trova in mezzo ad un verdissimo campo di golf.
In lontananza intravede un lussuoso club house; davanti, tutti i suoi amici politici che avevano lavorato con lui. Gli corrono incontro e lo abbracciano commossi, ricordando i bei tempi andati, quando tutti insieme si arricchivano alle spalle degli italiani.
Decidono di fare una partita a golf e poi cenano tutti assieme al club house con caviale e aragosta.
Alla cena partecipa pure il diavolo, che in realta' si dimostra essere una persona molto simpatica, cordiale, e divertente.
Il politico si diverte talmente tanto che non si accorge che e' gia' ora di andarsene.
Tutti gli si avvicinano e prima che parta gli stringono calorosamente la mano, lasciandolo triste e profondamente commosso.
L'ascensore sale, sale e si riapre davanti alla porta del paradiso, dove San Pietro lo sta aspettando.
Il politico passa le successive 24 ore saltellando di nube in nube, suonando l'arpa, pregando e cantando. Il giorno e' lungo e noioso, ma finalmente finisce. Si presenta finalmente San Pietro che gli chiede: "Eminenza, ha trascorso un giorno all'inferno e uno in paradiso, ora puo' scegliere democraticamente dove trascorrere l'eternita'"
Il politico riflette un momento, si gratta la crapa e dice: "Beh, in paradiso e' stato tutto molto bello, pero' credo che sia stato meglio all'inferno".
Allora San Pietro scrolla le spalle e lo accompagna all'ascensore.
Scendi, scendi, giunge all'inferno.
Quando le porte si aprono, si ritrova in mezzo ad una terra deserta piena di immondizie sparse dappertutto.
Vede tutti i suoi amici in tuta da lavoro che raccolgono il pattume e lo depositano in sacchi neri di plastica.
Il diavolo gli si avvicina e gli mette un braccio attorno al collo, in segno di benvenuto.
"Non capisco..." balbetta il politico "... ieri qui c'era un campo da golf, e un club house, e abbiamo cenato a base di aragosta e caviale, e ci siamo divertiti un sacco.
Ora la terra e' solo un deserto pieno di spazzatura e i miei amici sembrano dei miserabili".
Il diavolo lo guarda, sorride e gli dice:
"Amico mio, ieri eravamo in campagna elettorale. Oggi, hai gia' votato per noi"
Un importante politico (scegliete voi chi!),maldestramente scivola e muore.
Arriva alle porte del Paradiso, dove l'attende paziente San Pietro:
"Benvenuto in paradiso, eminenza. Prima di farla accomodare, devo purtroppo anticiparle che abbiamo un piccolo problema da risolvere.
Vede, e' molto raro che un politico d'alto rango arrivi qui, e la verita' e' che non sappiamo cosa fare con lei. Cosi' abbiamo deciso di farle trascorrere un giorno all'inferno e uno in paradiso, cosicché lei possa scegliere liberamente dove trascorrere la sua eternità"
San Pietro accompagna il nuovo arrivato all'ascensore e questi scende, scende fino all'inferno. Si apre la porta e il politico si trova in mezzo ad un verdissimo campo di golf.
In lontananza intravede un lussuoso club house; davanti, tutti i suoi amici politici che avevano lavorato con lui. Gli corrono incontro e lo abbracciano commossi, ricordando i bei tempi andati, quando tutti insieme si arricchivano alle spalle degli italiani.
Decidono di fare una partita a golf e poi cenano tutti assieme al club house con caviale e aragosta.
Alla cena partecipa pure il diavolo, che in realta' si dimostra essere una persona molto simpatica, cordiale, e divertente.
Il politico si diverte talmente tanto che non si accorge che e' gia' ora di andarsene.
Tutti gli si avvicinano e prima che parta gli stringono calorosamente la mano, lasciandolo triste e profondamente commosso.
L'ascensore sale, sale e si riapre davanti alla porta del paradiso, dove San Pietro lo sta aspettando.
Il politico passa le successive 24 ore saltellando di nube in nube, suonando l'arpa, pregando e cantando. Il giorno e' lungo e noioso, ma finalmente finisce. Si presenta finalmente San Pietro che gli chiede: "Eminenza, ha trascorso un giorno all'inferno e uno in paradiso, ora puo' scegliere democraticamente dove trascorrere l'eternita'"
Il politico riflette un momento, si gratta la crapa e dice: "Beh, in paradiso e' stato tutto molto bello, pero' credo che sia stato meglio all'inferno".
Allora San Pietro scrolla le spalle e lo accompagna all'ascensore.
Scendi, scendi, giunge all'inferno.
Quando le porte si aprono, si ritrova in mezzo ad una terra deserta piena di immondizie sparse dappertutto.
Vede tutti i suoi amici in tuta da lavoro che raccolgono il pattume e lo depositano in sacchi neri di plastica.
Il diavolo gli si avvicina e gli mette un braccio attorno al collo, in segno di benvenuto.
"Non capisco..." balbetta il politico "... ieri qui c'era un campo da golf, e un club house, e abbiamo cenato a base di aragosta e caviale, e ci siamo divertiti un sacco.
Ora la terra e' solo un deserto pieno di spazzatura e i miei amici sembrano dei miserabili".
Il diavolo lo guarda, sorride e gli dice:
"Amico mio, ieri eravamo in campagna elettorale. Oggi, hai gia' votato per noi"
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